Ancora una fiction ospedaliera!... Alla proposta di girare Dottor Clown,
il mio primo impulso, lo confesso, è stato quello di scappare. Poi un ricordo lontano mi ha fermato. Non
mi ero forse laureato in architettura con una tesi sul futurismo e le
avanguardie artistiche del '900? ? E non avevo scelto quella tesi
proprio dopo la lettura del CONTRODOLORE, manifesto futurista di Aldo
Palazzeschi?... Uno scritto che, molto prima di Patch Adams, aveva
teorizzato di portare i clown in corsia. Una provocazione certo, ma
anche un disperato tentativo per riaffermare il diritto di un malato a
vivere anche al di fuori della propria malattia, della logica asettica
dei bollettini medici, il diritto ad essere considerato una persona
prima di una cartella clinica. Un manifesto contro il falso pietismo, la retorica della tristezza, la banalità di lacrime inutili. Mi sono fermato, sono tornato sui miei passi. Forse
valeva la pena di entrare in un ospedale per raccontarlo non solo
attraverso l'ansia di un pronto soccorso ma anche analizzando i mille
piccoli gesti che possono alleviare gli inevitabili disagi umani di una
degenza ospedaliera: piccole attenzioni per combattere paure,
depressioni, pessimismi che certo non abbreviano i tempi di una
guarigione. E l'idea cominciava a piacermi. Girare un film per
raccontare dei clown dottori, per parlare di quelle migliaia di persone
che dedicano volontariamente il loro tempo a ridurre il disagio di un
ricovero ospedaliero cominciava a presentarsi anche come una bella
responsabilità! Un argomento molto impegnativo che ho cercato di
affrontare con la leggerezza che si può permettere solo chi sa quanta
serietà si può nascondere dietro un naso rosso. Ora sono
contento d'aver girato Dott Clown: un film per la televisione che, con
le regole di una fiction da prima serata, cercherà di portare in ogni
casa un sorriso e una piccola riflessione: non basta curare le malattie
occorre anche occuparsi dei malati!
Maurizio Nichetti
Nessun commento:
Posta un commento