mercoledì 8 maggio 2013

note dal set

Ancora una fiction ospedaliera!... Alla proposta di girare Dottor Clown, il mio primo impulso, lo confesso, è stato quello di scappare.  Poi un ricordo lontano mi ha fermato.  Non mi ero forse laureato in architettura con una tesi sul futurismo e le avanguardie artistiche del '900? ? E non avevo scelto quella tesi proprio dopo la lettura del CONTRODOLORE, manifesto futurista di Aldo Palazzeschi?... Uno scritto che, molto prima di Patch Adams, aveva teorizzato di portare i clown in corsia. Una provocazione certo, ma anche un disperato tentativo per riaffermare il diritto di un malato a vivere anche al di fuori della propria malattia, della logica asettica dei bollettini medici, il diritto ad essere considerato una persona prima di una cartella clinica.  Un manifesto contro il falso pietismo, la retorica della tristezza, la banalità di lacrime inutili.  Mi sono fermato, sono tornato sui miei passi.  Forse valeva la pena di entrare in un ospedale per raccontarlo non solo attraverso l'ansia di un pronto soccorso ma anche analizzando i mille piccoli gesti che possono alleviare gli inevitabili disagi umani di una degenza ospedaliera: piccole attenzioni per combattere paure, depressioni, pessimismi che certo non abbreviano i tempi di una guarigione.  E l'idea cominciava a piacermi. Girare un film per raccontare dei clown dottori, per parlare di quelle migliaia di persone che dedicano volontariamente il loro tempo a ridurre il disagio di un ricovero ospedaliero cominciava a presentarsi anche come una bella responsabilità!  Un argomento molto impegnativo che ho cercato di affrontare con la leggerezza che si può permettere solo chi sa quanta serietà si può nascondere dietro un naso rosso.  Ora sono contento d'aver girato Dott Clown: un film per la televisione che, con le regole di una fiction da prima serata, cercherà di portare in ogni casa un sorriso e una piccola riflessione: non basta curare le malattie occorre anche occuparsi dei malati!

Maurizio Nichetti

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